Il collasso comincia con un viaggio interrotto e termina davanti a un cancello, quando Michele deve decidere chi lasciare entrare.
All’inizio ci sono un volo di lavoro, una valigia e la certezza di rientrare presto. A Christchurch, però, i collegamenti si fermano e Michele rimane bloccato dall’altra parte del mondo mentre aeroporti e città cambiano volto. Il ritorno a casa non chiude l’emergenza: lo riporta dentro una quotidianità regolata dalla distanza, dal sospetto e da libertà sempre più fragili.
Il pericolo muta insieme al contagio. Episodi isolati di aggressività diventano scontri, poi assalti e morsi. Le strade italiane si svuotano, l’esercito perde il controllo e Michele abbandona la città per un casolare in campagna. Lì costruisce un equilibrio fatto di scorte, trappole e silenzio, convinto che sopravvivere significhi tenere il resto del mondo fuori dal cancello.
Quell’equilibrio termina con l’arrivo di un soldato ferito e di Mary. La donna porta sul braccio il segno di un morso, ma non mostra la trasformazione che ha travolto gli altri. Accoglierla significa esporsi; accompagnarla verso chi potrebbe comprenderne la condizione significa lasciare il rifugio. Michele riparte così attraverso un’Italia abbandonata, dove fidarsi è diventato pericoloso quanto fermarsi.