La pace può fermare gli eserciti, non una soldatessa che continua a riconoscere nemici dietro ogni silenzio.
I pianeti periferici hanno perso la guerra d’indipendenza. L’Alleanza occupa i territori sconfitti, controlla i coloni e chiama pace un ordine costruito su telecamere, chip sottocutanei e pattuglie armate. Gli ex combattenti non ricevono un posto nel nuovo mondo: vagano tra saloon e villaggi, incapaci di accettare la resa e ancora addestrati a reagire come se ogni provocazione fosse un attacco.
Sinéad decide di separarsi dal capitano Knox, compagno d’armi consumato dall’alcol e dalla sconfitta, per tornare nel luogo che aveva lasciato. Vorrebbe salutare i propri morti e ricucire il rapporto con Sandra, la sorella rimasta a ricostruire ciò che le bombe avevano distrutto. Ma il villaggio conserva una memoria diversa dalla sua, fatta di omissioni, risentimenti e responsabilità mai affrontate.
Una traccia conduce Sinéad fuori dalla vallata e dentro una sequenza di nomi che appartengono al passato. Lei procede come durante una missione: osserva, si infiltra, interroga e colpisce. Più avanza, però, più diventa difficile distinguere la giustizia dal bisogno di continuare a combattere. La domanda non è soltanto chi debba pagare, ma se Sinéad sappia ancora vivere senza un bersaglio.