
Trama:
Il silenzio non è mai davvero vuoto.
A volte, urla.
Elisabeth da Silva vive di parole.
Scrive storie, incontra lettori, attraversa città senza mai fermarsi davvero.
La sua vita sembra solida, costruita su riconoscimenti e routine rassicuranti.
Finché una sera, dopo una presentazione, una ragazzina pronuncia una frase impossibile da dimenticare: il silenzio sta chiamando il suo nome.
Da quel momento, la realtà di Elisabeth inizia a incrinarsi.
Non con eventi clamorosi, ma con dettagli disturbanti: riflessi che non dovrebbero esistere, oggetti quotidiani che sembrano animarsi, voci che emergono quando tutto dovrebbe tacere.
Tentare di ignorare questi fenomeni diventa sempre più difficile, soprattutto quando il confine tra allucinazione e verità si fa indistinguibile.
Nel tentativo di ritrovare equilibrio, Elisabeth si rifugia nella propria casa, convinta che il riposo possa spegnere ciò che la perseguita.
Ma il silenzio la segue.
Non come una minaccia dichiarata, bensì come una presenza costante, insistente, che sembra conoscere parti di lei che nemmeno la scrittura aveva mai rivelato.
Quello che si apre davanti a lei non è un mistero da risolvere, ma un’esperienza da attraversare: un viaggio interiore dove paura, identità e percezione si intrecciano.
Nel limbo del silenzio è un romanzo psicologico e perturbante, che accompagna il lettore in una discesa lenta e inesorabile, dove ascoltare diventa più pericoloso che guardare.